New generation: espressionismo da Tokyo

con Nessun commento
New generation: espressionismo da Tokyo
31/03/2020

New generation: Junpei Hiraoka e Hiroshi Kaneyasu

Si è da poco conclusa l’ultima edizione di Collect, la fiera londinese dedicata al craft e al design contemporaneo. Tra gli artisti più interessanti proposti da ESH Gallery a riscuotere grande successo è Hiraoka Junpei, giovane artista giapponese che, assieme a Hiroshi Kaneyasu, rappresenta la nuova generazione di artisti di Tokyo.

Una nuova ondata espressionista che dal Giappone si sta diffondendo in occidente attraverso mostre, eventi e fiere d’arte che propongono sempre più spesso arte contemporanea giapponese.

Giovani talenti che, tra rivisitazione della tradizione e ricerche sulla percezione del colore, spingono la cultura orientale verso nuovi confini espressivi tipici d’occidente.

Abbiamo fatto qualche domanda a Junpei Hiraoka per spiegarci la sua storia e la nascita del suo lavoro. Questo è quello che ci ha detto.

Sei molto giovane e la tua arte oltre che innovativa sembra molto personale. Dove hai studiato e come hai sviluppato la tua tecnica?

Ho 24 anni e vengo da Tokyo. Studio a Ishoken, nella città di Tajimi, importante centro di produzione ceramica. Prima di dedicarmi alla ceramica ho studiato pittura al Setsu Mode Seminar di Tokyo, famosa scuola di moda e pittura frequentata in passato da artisti del calibro di Iseey Miyake e Kawabuko Rei, fondatore del brand Comme des Garçons.

 

Le tue esperienze personali hanno contribuito a sviluppare il tuo stile così originale?

Fin dalle elementari sono stato un bravo studente, quando ho iniziato a frequentare il liceo ho conosciuto molti ragazzi che vivevano in famiglie problematiche. È lì che ho visto per la prima volta il lato oscuro della società giapponese.

Mi sento molto fortunato perché nella mia famiglia non c’erano problemi, gran parte dei miei amici invece viveva situazioni difficili. Molti erano intrappolati in un vortice di negatività a causa di violenza domestica, sfruttamento sessuale minorile, passività e scarsa stima di sé.

Quei ricordi, strappati dal mio cuore come infinite vibrazioni, ho deciso di trasformarli in materia.

Quando ho iniziato a lavorare a questa serie di opere, mi sentivo male a ricordare tutte le esperienze del liceo. Ma per me era fondamentale dargli forma.

Così con l’arte ho cercato di dare espressione a tutte queste emozioni che mi tormentavano: tristezza, rabbia, impotenza…

Le tue opere in ceramica rivelano un approccio gestuale e trasmettono visivamente l’energia della vita. Sembrano dei quadri tridimensionali di Jackson Pollock, dal profondo impatto emozionale. In che modo unisci la tradizione alla visione contemporanea?

Credo che le mie opere rappresentino l’unione delle mie due grandi passioni, la pittura e la ceramica.

Quando studiavo pittura, ho imparato a esprimere l’emozione con il colore, usando ad esempio il rosso per la rabbia e il blu per la tristezza.

Volevo dare forme a queste teorie sul colore utilizzando un materiale ceramico come l’ingobbio. Sono partito dalla preparazione dell’ingobbio semplice, ma l’effetto non mi soddisfaceva, era troppo liquido, scivolava o cedeva dalla base in ceramica.

Ho sperimentato nuove preparazioni, cambiando la quantità di acqua, e ho scoperto che l’ingobbio può ottenere una consistenza densa più del miele, così ho iniziato a schizzare e sbavare il colore col pennello. Gli schizzi mi ricordano delle lacrime. Sto ancora sviluppando questo processo sperimentando con la tecnica.

Il mio desiderio ora è continuare ad esprimere le mie emozioni e plasmarle con l’argilla cercando di migliorare la forma finale.