Vetro Contemporaneo Giapponese

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Vetro Contemporaneo Giapponese
19/03/2020

Vetro Contemporaneo Giapponese

Il rapido interesse che si è osservato attorno all’emergere del vetro come forma d’arte è stato certamente uno degli sviluppi più interessanti nel campo artistico giapponese.

Sebbene la pratica del vetro d’arte sia sempre stata presente per tutto il 20° secolo, possiamo ritrovare la nascita di un definito movimento contemporaneo con la creazione dell’Associazione Giapponese per le Opere in Vetro nel 1972 attorno alla quale si riunirono un nutrito gruppo di artisti e che nel 1974 diede vita alla fondamentale mostra Vetro in Giappone: dall’antichità ai giorni nostri, in cui i vetri di epoca Edo venivano mostrati fianco a fianco ai lavori dei membri dell’associazione. Fu la prima occasione in cui furono gettate le basi di un movimento contemporaneo ed affrancato esteticamente dagli aspetti, spesso dominanti della tradizione. L’attività dell’Associazione continuò attraverso la Triennale del Vetro istituita nel 1978.

Successivamente fu ricercato il dialogo e il confronto con altre realtà artistiche internazionali. Il Museo Nazionale di Tokyo nel 1980 si fece promotore di una importante mostra, “Vetro Contemporaneo – Europa e Giappone” che fu immediatamente seguita nel 1981 dalla mostra itinerante “Vetro Contemporaneo – Australia, Canada, USA e Giappone”. Entrambe consentirono di far conoscere ad un pubblico più ampio due generazioni di artisti giapponesi che, messi a confronto con i colleghi europei e d’oltreoceano, cominciavano a rivelare un percorso artistico autonomo ma pur sempre inserito in un contesto di dialogo.

Infine gli sforzi del Giappone di vedersi riconoscere come rinomato centro internazionale dell’arte vetraria a livello mondiale si realizzarono nella promozione di diversi concorsi internazionali o attraverso il sostegno delle grandi aziende giapponesi. Tra i più importanti ricordiamo il biennale International Exhibition of Glass Craft – Kanazawa, il triennale Toyama International Glass Exhibition, la Asahi Glass.

La storia del vetro contemporaneo giapponese si appresta a compiere cinquant’anni, il numero di artisti è in costante crescita e grazie alle innumerevoli possibilità plastiche del materiale, ma soprattutto tecnologiche, si prospetta un futuro ancora più promettente.

Qui di seguito presentiamo brevemente tre artisti che simbolizzano le fasi di nascita, sviluppo e radicamento del movimento giapponese e che hanno esposto e collaborato con ESH Gallery.

Ōki Izumi

Nata a Tokyo, Ōki Izumi si è laureata in letteratura giapponese antica all’Università Waseda di Tokyo. Ottenuta nel 1977 una borsa di studio per la scultura dal Governo Italiano si diploma nel 1981 all’Accademia di Belle Arti di Brera. Si cimenta con tutti i materiali della tradizione, dal marmo al bronzo, ma appena si diploma torna all’unico che sente veramente suo, il vetro.

Ōki Izumi utilizza il vetro industriale, dal colore verdazzurro, che richiama gli elementi naturali dell’acqua e dell’aria tanto cari alla cultura giapponese. Stratificando le lastre le une sulle altre, o altre volte elevando i pezzi in verticale, dà forma a sintesi astratte, vasi, architetture misteriose, in cui guardare dentro e attraverso. In tutte le sue composizioni aleggia un alone di enigmaticità, che rivolge allo spettatore una costante richiesta di personale interpretazione.

La ricerca dell’artista – fortemente improntata dalla sua essenza nipponica – si orienta verso la creazione sintetica di unità semplici, anche a partire dal caos di una miriade di elementi. Non si tratta, però, di una ricerca puramente formale: a Izumi interessa, piuttosto, l’aspetto emozionale, suscitare meraviglia, offrire allo spettatore l’occasione di riflettere, suggerirgli tramite una forma altre possibilità immaginative.

Yoshiaki Kojiro

Nato nel 1968 a Chiba, la sua opera è caratterizzata dall’innovativo utilizzo simultaneo di diversi medium. L’interesse di Kojiro è rivolto al processo di trasformazione dei materiali e alla rappresentazione della struttura essenziale delle forme. La ricerca dell’artista è caratterizzata da opere in schiuma di vetro, materiale lavorato in maniera sperimentale per indagare le sue proprietà di espansione e contrazione ottenute nel processo di cottura. Le sue sculture, frutto di estrema abilità tecnica giocata sul controllo di calore e gravità, estraggono le caratteristiche intrinseche del materiale, dando forma a opere pure che si caratterizzano per l’effetto metamorfico delle strutture.
Per l’artista queste trasformazioni dell’oggetto rappresentano dunque il ciclo della vita. Il suo obbiettivo dunque è quello di creare delle forme che definiscano le proprietà naturali del vetro e che possano cogliere ogni singolo istante di trasformazione attraverso le tracce e le rotture lasciate sulla superficie dell’opera.

Shohei Yokoyama

Nato nel 1985, attualmente collabora con l’università di Toyama, prestigioso istituto d’insegnamento dell’arte vetraria. Per Yokoyama il vetro è “amorfo” ed è un materiale raro che non ha una propria struttura cristallina. Il ruolo dell’artista è fondamentale sia dal punto di vista fisico che emotivo: l’effetto dell’artista sul materiale, la sua abilità fisica nella pressione muscolare e nella potenza polmonare determinano in modo univoco la forma del vetro, ma anche i sentimenti, la mente, la sensibilità e la spiritualità inevitabilmente devono trasparire nell’opera finale.