Giovedì 3 e Venerdì 4 novembre: 16.00-23.00
Sabato 5 novembre: 11.00-23.00
Domenica 6 novembre: 11.00-20.00
Sostenibile leggerezza
La ricerca di ESH Gallery si è sempre focalizzata sul dialogo tra estetica orientale e Occidente. Rimanendo in questo ambito, il progetto pensato per The Others 2022 si articola attraverso l’indagine dei materiali tra arte e ricerca artigianale: gli artisti selezionati verranno giustapposti seguendo la logica del dialogo o del confronto ponendo l’accento su alcune delle tecniche maggiormente indagate dalla galleria.
Lo studio sul mondo orientale attraverso la carta e gli animali di Alice Zanin, classe ’87, comincia dalla tecnica: convenzionalmente chiamata “cartapesta”, in realtà è mutuata dalla tecnica giapponese dell’utilizzo in strisce e rettangoli sovrapposti a strati. Partendo dal suo progetto “Teatime in Chinatown” curato da Jacqueline Ceresoli e presentato presso ESH nel ‘20 in cui l’indagine era incentrata su una mimesi delle superfici cartacee rispetto a quelle di antichi manufatti orientali, Zanin presenta una serie di sculture che dialogano coi temi, materiale e forme tipici dell’Estremo Oriente, in bilico tra simbolismo e spiritualità, tradizione ed estetica contemporanea.
Tra questi gli ibis sospesi a mezz’aria, se da un lato si ispirano ai motivi naturalistici che decoravano le antiche ceramiche coreane, dall’altro si contraddistinguono per il colore rosso vermiglio che evoca i manufatti in lacca tipicamente orientali.
Materiali e colori che dunque per contrasto o analogia, sono al centro della produzione di Kyou-Hong Lee (Corea) e Shingo Muramoto (Giappone).
La scelta cromatica è il tema centrale nelle lastre a parete di Lee Kyou-Hong. Tra i principali esponenti dell’arte del vetro in Corea, l’artista concentra il proprio lavoro verso un’analisi personale dello spazio e del tempo affinando la sua pratica in un ambito sempre più espressivo. Lee dà vita a dimensioni a metà tra il materiale e l’immateriale attraverso sculture in vetro applicate sopra superfici specchiate. Esplorando i concetti di materialità e metamorfosi del vetro l’artista esamina così il concetto di movimento nell’immobilità della materia, in un contrasto di colori e riflessi di forte impatto.
Questi stessi aspetti si ritrovano – riferiti alla natura – nella leggerezza delle sculture sognanti in bambù e lacca urushi di Muramoto. L’artista classe ’71, è affascinato dalle potenzialità espressive di uno dei materiali tipici nella storia della decorazione orientale, riscoperta in chiave contemporanea solamente alla fine del 20°secolo e oggi portato all’estremo nelle ricerche più concettuali.
L’idea complessiva del progetto per The Others dunque, è quella di immergersi in una sorta di Neue Wunderkammern in cui oggetti del quotidiano (carta, filo di ferro, plexiglass, mattoncini di lego, pezzi di cristallo), reminiscenze storiche ed esotiche (pettini in osso, celadon), natura (acqua, tramonti, farfalle, rami di bambù e lacca giapponesi), si fondono e rimescolano invitando il visitatore a sperimentare sostenibili leggerezze e caleidoscopiche visioni.