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Brevi note di estetica coreana

Brevi note di estetica coreana

I temi di natura, spazio e tempo, sempre al centro della programmazione di ESH Gallery, ancora una volta vengono indagati attraverso i concetti propri dell’estetica orientale grazie alla presenza di due artisti coreani.
Attraverso le opere in vetro di Kyou-Hong Lee e ai sapienti intrecci di Kyeok Kim, per la prima volta esposti in una galleria in Italia nella mostra Lightness, è quindi possibile rintracciare l’eredità di alcuni fondamenti dell’estetica tradizionale coreana.
Il primo aspetto di cui tenere conto, emerso nel secolare percorso artistico coreano, è l’importanza data alla bellezza interiore rispetto a quella sensoriale.

L’attenzione degli artisti è rivolta alla valorizzazione dell’energia e dello spirito insiti nell’opera assumendo una posizione di rispetto nei confronti dell’atto creativo e soprattutto del mondo interiore dell’artista.
Kyeok Kim ci ricorda infatti, l’esatto momento – l’impronta di un gioiello lasciata sulla sua pelle – in cui ha deciso di esplorare l’uso della trama e farne simbolo di un’esperienza passata. Non è da meno Kyou-Hong Lee che grazie alla luce naturale nelle sue opere crea riflessi onirici e cambiamenti di colore, alterando l’ambiente e creando un movimento continuo all’interno dell’opera. Lee descrive questa esplorazione dei contorni della luce come una “luce del mio cuore che irradia una forte energia positiva”.

In secondo luogo, il valore dell’arte non è solo per l’autocompiacimento dei creatori o degli estimatori, ma per il suo ruolo pragmatico nel contribuire alla vita umana in un senso più ampio. In altre parole, si ritiene che la vera arte realizzi scopi pratici come la purificazione della natura umana e l’educazione della società.
Per questo motivo, la bellezza e l’arte non sono apprezzate per la loro unicità, ma sono accettate come se avessero un rapporto con l’etica e la politica.
È impossibile pensare a un’arte che si discosti dalla formazione o dalla vita umana. L’arte è un metodo per coltivare il completamento della persona e ha valore in quanto manifestazione di un carattere nobile.
Le opere di Lee si ancorano perfettamente a questa visione morale dell’arte: i pezzi di vetro disposti irregolarmente sulla superficie priva di un colore definito, sebbene monocromatico conferiscono la percezione di una bellezza armonica in una situazione caotica.

Un senso di armonia nel disordine rafforzato dal contrasto di texture tra le superfici in vetro satinato e gli elementi tridimensionali, pura immagine della continua ricerca di equilibrio nella vita dell’artista.
In ultimo, la coscienza estetica dei coreani non si rivolge a ciò che è appariscente e lussuoso, ma alla bellezza semplice e talvolta frugale.
È sostenuta dalla consapevolezza di cercare di ritornare alla natura che esiste da sola senza l’aggiunta dell’artificialità umana: la natura stessa può essere mantenuta intatta solo in uno stato in cui l’oggetto è visto nella sua totalità o “unicità”.
Secondo la prospettiva coreana sulla natura, la natura è “così in sé” e la bellezza e l’arte seguono questa legge della natura.
Forma e soggetto delle trame di Kim sono lì a ricordarcelo.

Rif.: Joosik Min, “Aesthetics in Korea: Traditions and Perspectives” in The Slovak Journal of Aesthetics, Vol 11, No1, 2022, pp.7-17.